Carenza di Vitamina D: cosa comporta e come rimediare

Carenza di Vitamina D: cosa comporta e come rimediare

Tra le vitamine che regolano e favoriscono il corretto funzionamento dei processi vitali, occupa un posto d’onore la Vitamina D. Ecco perché eventuali carenze possono intaccare il benessere di ossa e difese immunitarie, e l’equilibrio ormonale. Rimediare è indispensabile. A tal proposito, scopriamo insieme quali sono le strade da seguire per assicurarsi livelli adeguati di Vitamina D: dall’alimentazione all’integrazione, tenendo conto anche dell’importanza dell’esposizione ai raggi solari.

Vitamina D per la salute delle ossa e non solo

La Vitamina D, conosciuta anche come calcitriolo, si differenzia dalle altre perché viene prodotta direttamente dal nostro organismo. Per questo può essere considerata un pro-ormone in grado di generare i suoi effetti entrando a contatto con un recettore nucleare collocato nelle cellule dei tessuti. Quando si fa riferimento alla Vitamina D, in particolare, si è soliti distinguere

  • la Vitamina D2, detta anche ergocalciferolo, di origine vegetale;

  • la Vitamina D3, il colecalciferolo, di origine animale e produzione endogena. Si forma, infatti, a livello della cute. È proprio qui che il colesterolo viene convertito in D3 per mezzo dei raggi ultravioletti.

La Vitamina D, inoltre, è liposolubile: si scioglie nei grassi, non nell’acqua. Pertanto, dopo essere stata prodotta dalla pelle e assorbita dall’intestino, deve legarsi a proteine che la trasportano attraverso fegato e reni. Mediante una serie di reazioni chimiche, viene modificata e si attiva affinché possa svolgere appieno le sue funzioni di supporto a tessuto osseo, sistema immunitario e ormoni. La Vitamina D che, invece, resta inutilizzata permane nel fegato fino a ulteriori richieste.

Tessuto Osseo

Mantenere costanti i livelli di calcio e fosforo nel sangue: è tra le proprietà cardini della Vitamina D. In prima istanza, ne beneficiano le ossa, ma anche intestino e reni, poiché modula l’assorbimento e l’eliminazione dei suddetti minerali che solitamente assimiliamo mediante l’alimentazione. Merito di specifiche proteine-trasportatrici che ne incentivano la circolazione. Così facendo, la Vitamina D promuove l’assorbimento del calcio fino al 30% e, in fase di crescita, anche fino all’80%.

Non solo. Nelle ossa, la Vitamina D tiene sotto controllo il funzionamento degli osteoclasti, componente cellulare incaricata proprio di rilasciare il calcio nel tessuto osseo. Se la Vitamina D è carente (inferiore ai 20-30 ng/ml), l’intestino assorbe meno calcio, e le ossa ne rilasciano in dosi eccessive, rischiando l’insorgere di patologie quali il rachitismo nei bambini, e l’osteomalacia e l’osteoporosi negli adulti.

Difese Immunitarie

Il sistema immunitario necessita di Vitamina D per adempiere al meglio ai propri compiti, perché promuove l’attività dei linfociti T che, così facendo, si riproducono, ostacolando l’ingresso di patogeni esterni. Rafforza, pertanto, le prime barriere di difesa: vie respiratorie, cute, apparato gastrointestinale.

La Vitamina D, dunque, stimola la produzione di sostanze antimicrobiche e di specie reattive dell’ossigeno capaci di annientare virus e batteri. La D3, nello specifico, è un potente antinfiammatorio e immunoregolatore. Ottimizza tanto l’immunità acquisita quanto quella innata, e facilita l’espulsione di agenti estranei anche attraverso i vasi linfatici.

Equilibrio Ormonale

Il controllo del glucosio nel sangue passa dalla Vitamina D che supporta la produzione di insulina. Quest’ultima è un ormone indispensabile perché regola l’assorbimento di zucchero a livello ematico e il suo riutilizzo sottoforma di energia. Quantità basse di Vitamina D, quindi, bloccano la secrezione di insulina e innalzano la glicemia.

La Vitamina D, inoltre, interviene sugli ormoni tiroidei, in particolare sul TSH, e sul cortisolo, l’ormone dello stress, che se in eccesso provoca stanchezza, affaticamento muscolare, aumento del peso corporeo e della pressione, mal di testa, deficit di concentrazione. Infine, è stato evidenziato un nesso tra Vitamina D e produzione di testosterone. Livelli deficitari, infatti, possono causare negli uomini disfunzione erettile, calo della libido, riduzione della massa muscolare e problemi alla prostata. Nelle donne, invece, la Vitamina D può essere influenzata da sindrome premestruale, menopausa e fibromi. In ogni caso, equilibra i livelli di estrogeni, accrescendoli se troppo bassi, diminuendoli se troppo alti.

Sintomi di carenza di Vitamina D

Esistono svariati campanelli d’allarme per capire se il nostro organismo è affetto da carenza di Vitamina D. I primi sintomi a cui prestare attenzione sono:

  • stanchezza cronica, dolori alle ossa e mal di schiena;

  • influenza e/o raffreddore frequenti;

  • aumento dell’incidenza di malattie autoimmuni o diabete;

  • disturbi muscolari;

  • rallentamento nella guarigione delle ferite;

  • livelli elevati di LDL, il “colesterolo cattivo”;

  • stati depressivi immotivati;

  • cute debole e perdita dei capelli. Si parla soprattutto di alopecia areata, intesa come la caduta dei peli non solo in testa, ma anche in altre parti del corpo.

Cosa comporta la carenza di Vitamina D

Carenze significative di Vitamina D possono provocare la comparsa di patologie talvolta gravi. Tra tutte

  • il rachitismo che consiste nell’alterazione della formazione e della mineralizzazione delle strutture ossee. Nel tempo, si assiste così a un progressivo cedimento delle ossa sotto il peso corporeo, con conseguente deformazione. Ecco perché il soggetto rachitico presenta gambe storte, cassa toracica incavata, e viso stretto e deforme. Si tratta di una malattia diffusa soprattutto tra i bambini;

  • l’osteoporosi che colpisce lo scheletro e indebolisce le ossa, predisponendole alle fratture. Tipica della menopausa, l’osteoporosi comporta la riduzione della massa minerale ossea, e il deterioramento della microarchitettura del tessuto;

  • l’osteomalacia, caratterizzata da ossa dolenti e soggette a rottura;

  • malattie cardiovascolari;

  • dislipidemie e sindrome metabolica. È stato provato, infatti, che gli individui obesi presentano basse quantità di Vitamina D rispetto ai normopeso a causa della sedentarietà e del ristagno della Vitamina D nel tessuto adiposo;

  • peridontite, ovvero l’infiammazione e la successiva caduta dei denti;

  • insulino-resistenza, la scarsa sensibilità all’insulina da parte delle cellule.

Come evitare gli stati carenziali di Vitamina D

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Qualora si avvertano i sintomi sopracitati, è bene procedere con accurate analisi, come la misurazione dei livelli ematici di Vitamina D: il dosaggio del 25-OH-D. Si tratta di un semplice prelievo sanguigno. In seguito a diagnosi, è opportuno capire qual è la causa che ha portato alla carenza di Vitamina D, così da intervenire in maniera mirata con alimentazione, esposizione ai raggi solari o integrazione di Vitamina K.

Alimentazione

Assimilare Vitamina D attraverso la dieta è tra le opzioni più semplici e immediate. Tra gli alimenti che ne sono ricchi, ricordiamo

  • il pesce, in particolare trota, salmone, tonno, pesce spada, aringhe, sardine, sgombro, fonti anche di Omega 3;

  • il fegato bovino, scrigno anche di Vitamina A (9,4 mg di retinolo);

  • le uova, soprattutto il tuorlo. Si consiglia di consumarle con moderazione poiché cariche di colesterolo e grassi saturi. Vanno bene da 2 a 4 a settimana;

  • il cioccolato. L’ergosterolo viene convertito in Vitamina D2 durante il processo di essiccazione al sole delle fave di cacao;

  • l’olio di fegato di merluzzo, utilizzato anche in molti supplementi integrativi;

  • il latte e i suoi derivati, come yogurt e feta;

  • i funghi, dove la D2 viene sintetizzata per mezzo dell’esposizione ai raggi UV.

Esposizione ai raggi solari

A proposito. La Vitamina D può essere prodotta anche grazie al contributo della luce solare. Basta esporre gambe e braccia per 5-10 minuti ai raggi ultravioletti per generare Vitamina D a sufficienza. Quando le richieste da parte dell’organismo vengono soddisfatte, la sintesi cutanea si ferma, scongiurando possibili eccessi.

La formazione di Vitamina D per mano del sole varia in base alla posizione geografica, all’ora del giorno, alla stagione, allo smog, alla copertura nuvolosa, agli indumenti indossati, e al contenuto di melanina. Le pelli più scure, infatti, ne producono di meno. Anche l’età gioca un ruolo rilevante. I soggetti più anziani, che in genere tendono a trascorrere molto più tempo al chiuso, presentano livelli più bassi di Vitamina D. Il suggerimento, dunque, è quello di passare quante più ore all’aperto: 10 minuti di passeggiata o attività fisica possono contribuire a migliorare l’apporto di Vitamina D.

Ruolo della Vitamina K (menachinone-7)


La Vitamina K, dal canto suo, coadiuva l’assorbimento di Vitamina D. In generale, è un complesso vitaminico che incide sulla coagulazione del sangue. Ne esistono due varianti: la K1 o fillochinone, di origine vegetale, e la K2 o menachinone, rintracciabile negli alimenti di origine animale o in prodotti fermentati.

La Vitamina K2 riduce il deposito di calcio, e la formazione di placche calcifiche, nei vasi sanguigni, tutelandone la salute. E favorisce la rimineralizzazione delle ossa. Questo perché, sequestrando il calcio, ne incentiva la fissazione a livello osseo, ed evita che intacchi il corretto funzionamento di altri organi. In sinergia con la Vitamina D, inoltre, incrementa la produzione di osteocalcina, sostenendo così il processo di calcificazione ossea.

Conclusioni

Garantire al proprio organismo livelli adeguati di Vitamina D aiuta a rinforzare ossa, sistema immunitario e processi ormonali. In caso di carenza, dopo aver individuato i sintomi, si può agire assimilando Vitamina D mediante un programma alimentare ad hoc, o sostenendo la sintesi endogena con una corretta esposizione alla luce solare.

In alternativa, scegliete integratori di Vitamina D3 e K2, tra le soluzioni più efficaci, la cui assunzione facilita l’assorbimento di calcio nelle ossa, veicolandolo lontano dalle arterie. Si protegge così apparato scheletrico e cardiocircolatorio. Il suggerimento comunque è quello di consultare il proprio medico di fiducia per ciò che concerne dosaggi e interazioni con altri farmaci, soprattutto in presenza di patologie pregresse.

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